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Medical Meeting

Trattamento delle neoplasie renali con radiofrequenza


I tumori del rene rappresentano circa il 3% delle neoplasie dell’adulto e all’esame autoptico il riscontro di una neoplasia renale ha una frequenza di 1/300 per tumori di diametro attorno ad 1-2 cm.

Nel trattamento delle neoplasie di piccole dimensioni sono utilizzate tecniche di nephron-sparing ed enucleoresezione che hanno dimostrato di avere la stessa efficacia terapeutica della nefrectomia radicale per tumori di dimensioni sino a 4 cm, con una riduzione della morbidità.

Esistono situazioni cliniche in cui l’intervento chirurgico è ad elevato rischio come nei pazienti monorene anatomico o funzionale o con insufficienza renale cronica, nei pazienti con localizzazioni multiple coinvolgenti anche il rene controlaterale, nei pazienti affetti da altri processi neoplastici o affetti dalla sindrome di von Hippel- Lindau.

Recentemente sono state applicate tecniche percutanee mininvasive come la termoablazione, che permettono una riduzione dei tempi di anestesia generale, la possibilità di utilizzare procedure di anestesia spinale ( oltre che in sedazione profonda e in anestesia generale ) e riducono la morbidità legata all’intervento chirurgico.

La radiofrequenza ( RF ) che sfrutta la conversione dell’energia di un’onda elettromagnetica in calore, è fra le terapie interstiziali quella sicuramente più utilizzata: può essere effettuata sotto guida TC ( tomografia computerizzata ) o più vantaggiosamente sotto guida ecografica che permette di seguire in tempo reale la procedura.

Il trattamento con radiofrequenza dei tumori renali nei quali sia controindicato l’intervento chirurgico, appare una metodica sicura ed efficace soprattutto nelle lesioni periferiche e/o esofitiche con dimensioni inferiori a 4 cm, sebbene anche i tumori di dimensioni maggiori possano essere trattati con successo con terapia combinata o sessioni multiple. ( Xagena )

Fiorini F et al, Giornale Italiano di Nefrologia ( GIN ) 2015; Anno 32: Volume 3

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