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Rituximab nel trattamento delle glomerulonefriti


Le glomerulonefriti costituiscono un gruppo eterogeneo di patologie caratterizzate da infiammazione glomerulare, hanno una patogenesi immuno-mediata e possono essere primitive o secondarie.

L’approccio terapeutico rimane ad oggi una sfida per il nefrologo, considerati i gravi effetti collaterali dei farmaci immunosoppressori classicamente utilizzati: corticosteroidi, agenti citotossici come la Ciclofosfamide, inibitori della calcineurina ovvero Ciclosporina e Tacrolimus, Azatioprina, Micofenolato Mofetile.

Numerosi sono stati gli studi volti a comprendere meglio la patogenesi di queste condizioni morbose, al fine di individuare nuove terapie meno tossiche.

È stato osservato che diversi meccanismi coinvolgono, direttamente o indirettamente, i linfociti B nella patogenesi delle glomerulonefriti, per cui sempre più l’attenzione del nefrologo si è rivolta ai farmaci che agiscono a questo livello, tra i quali gli anticorpi chimerici monoclonali ed il Rituximab ( MabThera ).

Il Rituximab agisce legandosi al recettore CD20 espresso sulla superficie dei linfociti B, inducendone l’apoptosi e causandone una deplezione persistente per 6-9 mesi. Considerato che le cellule B contribuiscono alla risposta immune con diversi meccanismi, ovvero maturando in plasmacellule con produzione di anticorpi, processando e presentando l’antigene ai linfociti T e contribuendo alla produzione di diverse citochine, si comprende la potenziale efficacia di questo farmaco nelle glomerulonefriti primitive e secondarie.

Sebbene l’uso del Rituximab sia stato approvato unicamente nella terapia di induzione delle vasculiti ANCA-associate, diverse sono le glomerulonefriti in cui è stato sperimentato con successo. ( Xagena )

Insalaco M et al, Giornale Italiano di Nefrologia ( GIN ) 2015; Anno 32: Volume 6

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