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Medical Meeting

Cilostazolo migliora gli esiti nei pazienti in emodialisi affetti da arteriopatia periferica


I pazienti con malattia arteriosa periferica in emodialisi hanno presentato una riduzione significativa del rischio di eventi avversi maggiori cardiovascolari e nell’arto quando sono stati trattati con Cilostazolo ( Pletal ) in aggiunta alla cura standard.

L'analisi ha riguardato 595 pazienti con malattia arteriosa periferica sottoposti a emodialisi, che nel periodo 1999-2010 erano stati sottoposti a trattamento endovascolare di successo.
I pazienti sono stati raggruppati in modo retrospettivo tra coloro che avevano ricevuto 100 mg due volte al giorno di Cilostazolo almeno una volta al mese prima del trattamento in aggiunta alla terapia standard ( n=249 ), oppure sola terapia standard ( n=346 ).
I dati riguardanti gli esiti sono stati raccolti tramite revisione delle cartelle cliniche e le interviste dei pazienti.
Il periodo di follow-up mediano è stato di 41 mesi.

L'endpoint primario era rappresentato dai MACE ( eventi avversi maggiori cardiovascolari ), che comprendevano mortalità per tutte le cause, ictus e infarto miocardico non-fatale dopo terapia endovascolare.
L'endpoint secondario era l'incidenza di eventi avversi maggiori nell’arto ( MALE ), tra cui rivascolarizzazione della lesione target e amputazione maggiore.

I risultati della analisi di Kaplan-Meier hanno indicato più elevati tassi a 10 anni di libertà dai MACE e dai MALE tra coloro che avevano ricevuto Cilostazolo ( 58.3% vs 43.6%; hazard ratio, HR=0.57; IC 95%, 0.41-0.8 per MACE; 59.5% vs 53.5%; HR=0.63; IC 95%, 0.46-0.87 per MALE ).

La libertà da ictus per tutte le cause era anche più frequente nel gruppo Cilostazolo ( 82% vs 74.3%; HR=0.46; IC 95%, 0.24-0.88 ).
Il tasso di incidenza di ictus emorragico non è risultato significativamente diverso in base all'uso o non-uso di Cilostazolo ( 1.6% vs 1.3% ).

Dopo aggiustamento per il punteggio di propensione, il tasso di libertà dai MACE è stato del 58.6% tra i pazienti nel gruppo Cilostazolo contro il 43.7% nel gruppo controllo ( HR=0.57; IC 95%, 0.41-0.79 ).

All’analisi multivariata i fattori associati in maniera indipendente ai MACE comprendevano: terapia con Cilostazolo ( HR=0.58; IC 95%, 0.41-0.83 ), pregresso ictus ( HR=1.79; IC 95%, 1.18-2.7 ) e prevalenza di ulcere o cancrena ( HR=1.54; IC 95%, 1.08-2.2 ).

L’uso del Cilostazolo era anche significativamente associato a un ridotto rischio di ictus ( HR=0.5; IC 95%, 0.26-0.96 ).

Il tasso di libertà dai MALE è rimasto più alto nel gruppo Cilostazolo dopo aggiustamento per il punteggio di propensione ( 59.5% vs 53.5% tra i controlli; p=0.0058 ).

Dall’analisi multivariata è emerso che il Cilostazolo ( HR=0.64; IC 95%, 0.46-0.88 ) e l'uso di stent ( HR=0.63; IC 95%, 0.46-0.86 ) hanno ridotto in modo significativo il rischio di eventi avversi maggiori nell’arto, mentre il sesso maschile ( HR=1.44; IC 95%, 1.01-2.07 ) e la prevalenza di ulcere o cancrena ( HR=1.73; IC 95%, 1.23-2.43 ), sono stati associati a un aumento del rischio.

Dallo studio è emerso che il trattamento con Cilostazolo migliora gli esiti clinici a lungo termine, nonché la prevenzione di ictus e la mortalità nei pazienti in emodialisi affetti da malattia arteriosa periferica. ( Xagena )

Fonte: Journal of Cardiology, 2015

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